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Bene i nuovi poliambulatori, ma servono garanzie per il personale
Corpo Unico, tutele professionali e nuovi servizi sanitari per militari e famiglie: AMUS chiede confronto e partecipazione nelle scelte che riguarderanno quasi 3.000 operatori del comparto sanitario della Difesa. AMUS – Aeronautica ha formalmente richiesto al Ministro della Difesa l’apertura di un tavolo tecnico-politico (clicca qui per leggere lettera al Ministro) dedicato all’attuazione del D.Lgs. 3 aprile 2026, n. 74, che ha introdotto la riforma della Sanità Militare.
La richiesta nasce dall’esigenza di accompagnare una trasformazione particolarmente significativa con un confronto preventivo sulle ricadute ordinamentali, professionali, economiche e sindacali che interesseranno circa 3.000 professionisti della Sanità Militare. La Riforma, al momento, non affronta il vero nodo irrisolto della Sanità Militare (ovvero le provvidenze economico-stipendiali) attanagliata da anni da un forte esodo del personale medico-sanitario. Occorre, pertanto, riconoscere una adeguata valorizzazione economica, equiparando le professioni sanitarie militari a quelle esterne, per frenare questa emorragia di personale. Inoltre, non possono sottacersi discriminazioni all’interno del comparto sanitario tra professionalità alle quali è consentita la libera professione ed altre (vedasi gli infermieri) alle quali è al momento preclusa. Urge, pertanto, un correttivo al provvedimento nel senso auspicato.
La nostra posizione è nota da tempo. AMUS ha sempre manifestato perplessità sulla scelta di istituire un Corpo Unico della Sanità Militare, ritenendo che un cambiamento così profondo meritasse ulteriori approfondimenti e valutazioni. Continueremo pertanto a seguire con attenzione e spirito critico ogni fase della sua attuazione, affinché siano tutelati diritti, professionalità, percorsi di carriera e prerogative del personale interessato.
Proprio per queste ragioni, AMUS ha chiesto formalmente al Ministro della Difesa l’apertura di un tavolo tecnico-politico prima dell’adozione dei principali provvedimenti attuativi della riforma. La nostra richiesta nasce dall’esigenza di chiarire fin da subito quali aspetti del rapporto di impiego del personale sanitario militare continueranno a essere disciplinati attraverso gli ordinari strumenti di confronto e contrattazione e quali, invece, saranno regolati da successivi atti amministrativi e organizzativi.
Riteniamo infatti fondamentale che, in una fase di trasformazione così significativa, siano pienamente garantite le prerogative riconosciute alle APCSM dalla legge n. 46/2022 e che non si generino aree di incertezza in materia di rappresentanza, partecipazione sindacale, progressioni professionali, impieghi, incarichi, tutele economiche e valorizzazione delle professionalità sanitarie.
Una riforma di questa portata non può prescindere dal coinvolgimento del personale e delle sue rappresentanze. Al contrario, siamo convinti che la partecipazione sindacale costituisca un elemento di garanzia e un fattore di successo della riforma stessa, contribuendo a prevenire criticità applicative e ad accompagnare il cambiamento con il necessario consenso e la necessaria condivisione. Allo stesso tempo, abbiamo sempre guardato con favore alle iniziative volte a rafforzare l’osmosi tra Sanità Militare e Servizio Sanitario Nazionale, nella convinzione che la collaborazione tra i due sistemi possa rappresentare una grande opportunità sia per il personale sanitario sia per l’intera comunità della Difesa.
In questo quadro, riteniamo particolarmente interessante il lavoro che il Dicastero della Difesa starebbe sviluppando per la realizzazione di nuovi poliambulatori integrati, nei quali troveranno impiego professionisti sanitari sia militari sia civili.
Secondo le informazioni di cui siamo a conoscenza, tali strutture avrebbero l’obiettivo di offrire al personale militare e ai loro familiari, prestazioni sanitarie gratuite o a costi fortemente calmierati, contribuendo a rafforzare il sistema di welfare della Difesa e ad ampliare l’accesso alle cure.
I primi progetti potrebbero vedere la luce già entro la fine dell’anno nelle aree di Milano e Bari, per poi essere progressivamente estesi ad altre realtà del territorio nazionale. Si tratta di iniziative che, se confermate e adeguatamente sviluppate, potrebbero rappresentare un importante passo avanti per il benessere del personale e delle loro famiglie.
AMUS continuerà quindi a svolgere il proprio ruolo con senso di responsabilità, mantenendo alta l’attenzione sugli sviluppi della riforma, verificando concretamente gli effetti delle nuove misure e contribuendo, con spirito costruttivo ma indipendente, alla tutela delle quasi 3.000 donne e uomini che operano ogni giorno nella Sanità Militare italiana.
Come sempre, giudicheremo i risultati sui fatti.
ISCRIVITI ad AMUS, se cerchi un Sindacato credibile, coerente e propositivo!
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