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Il rinnovo contrattuale 2025-2027 introduce aumenti sul trattamento fisso, rafforza l’importo pensionabile, incrementa il FESI e avvia un percorso formale sulla previdenza dedicata. Il Governo assume impegni concreti su retribuzioni, relazioni sindacali e riforme strutturali
L’ipotesi di accordo per il triennio 2025-2027 segna un passaggio significativo per il personale non dirigente delle Forze Armate. (Clicca qui per leggere l’ipotesi di accordo)
Il rinnovo consolida gli aumenti sul trattamento fisso, rafforza l’importo aggiuntivo pensionabile, incrementa in modo strutturale il FESI e introduce impegni formali del Governo su retribuzioni, relazioni sindacali e previdenza dedicata. Un quadro che, per la prima volta, lega il miglioramento economico a un percorso di riforma previdenziale esplicitamente riconosciuto e calendarizzato.
Aumenti sul trattamento fisso
Dal 1° gennaio 2027 il valore del punto parametrale sale a 207,51 con effetti diretti su stipendio, tredicesima, trattamento di quiescenza ordinario e privilegiato, buonuscita e relative ritenute previdenziali e assistenziali.
Gli effetti più immediati riguardano il trattamento fondamentale: per il Graduato, grado iniziale della categoria graduati, lo stipendio tabellare annuo lordo a regime 2027 è fissato in 21.840,43 euro, pari a 1.820,04 euro lordi mensili su 12 mensilità. Per il Capitano, apicale della tabella degli ufficiali riportata nell’ipotesi, lo stipendio annuo lordo raggiunge 31.230,26 euro, pari a 2.602,52 euro lordi mensili su 12 mensilità.
Gli importi sono lordi e non comprendono le voci variabili, quali straordinario, compensi accessori, indennità operative o di impiego e FESI. In sostanza, l’aumento netto mensile netto per il Graduato è di circa 100€ e di 135€ per il Capitano. L’importo aggiuntivo pensionabile concorre invece alla componente pensionabile secondo la disciplina prevista, mentre la parte di indennità integrativa speciale conglobata nello stipendio resta soggetta alle limitazioni previste dall’articolo 2, comma 4, dell’ipotesi.
Non dobbiamo lasciare spazio a facili strumentalizzazioni da parte di chi sostiene che un aumento di 100€ abbia, nella realtà, un valore inferiore perché eroso dalla pressione fiscale, soprattutto per il personale dei gradi più bassi. Il lavoro delle APCSM deve continuare affinché si incrementino le retribuzioni, puntando a una crescita stabile e strutturale degli stipendi, così da superare progressivamente la logica dei bonus, garantendo al personale una prospettiva economica più solida e dignitosa. Gli incrementi retributivi strutturali e parametrati, infatti, hanno un valore aggiunto fondamentale: sono pensionabili e producono effetti permanenti nel tempo, a differenza dei bonus.
La realtà è che, negli ultimi vent’anni, il potere d’acquisto delle retribuzioni non è stato pienamente recuperato. Nel triennio contrattuale 2025-2027, l’inflazione si è attestata rispettivamente all’1,6% nel 2025, al 2,4% nel 2026, con una stima del 2,6% per il 2027. Ma con la sottoscrizione di questo contratto, nell’arco di quattro anni gli aumenti complessivi raggiungono circa 200€ per il grado più basso e circa 300€ per il grado più alto. L’incremento medio delle retribuzioni si attesta intorno al 6%, una misura che contribuisce al recupero dell’inflazione, consolida risorse stabili sul trattamento economico e produce effetti positivi anche ai fini pensionistici.
È necessario proseguire in questa direzione affinché tali incrementi diventino sempre più strutturali. Per il prossimo triennio 2028-2030 sono stati allocati circa 10 miliardi di euro per l’intera Pubblica Amministrazione. Si tratta di un dato importante che consente di guardare al futuro con maggiore concretezza e che pone le basi per un percorso di crescita retributiva e di welfare anche a favore del personale militare.
Importo aggiuntivo pensionabile: un rafforzamento strategico
L’accordo interviene in modo rilevante anche sull’importo aggiuntivo pensionabile, incrementandolo dal 1° gennaio 2026 e poi dal 1° gennaio 2027. Per il Graduato, l’importo passa a 413,98 euro lordi mensili nel 2027; per il Capitano arriva a 463,39 euro lordi mensili.
Questa componente assume un valore strategico perché non costituisce soltanto un miglioramento della retribuzione in servizio: rafforza la parte pensionabile del trattamento e incide quindi sulla costruzione della futura posizione previdenziale. I nuovi stipendi, inoltre, producono effetti sul trattamento di quiescenza e sull’indennità di buonuscita, nei limiti e secondo le decorrenze stabilite dall’accordo.
FESI: oltre 10 milioni annui dal 2027
Un elemento di particolare rilievo è il rafforzamento del Fondo per l’efficienza dei servizi istituzionali, disciplinato dall’articolo 5 del DPR 11 settembre 2007, n. 171. Il Fondo viene potenziato in modo strutturale con un incremento di 2.658.794 euro per il 2025, 3.648.740 euro per il 2026 e, soprattutto, 10.655.483 euro annui a decorrere dal 2027.
La cifra a regime supera quindi i 10 milioni di euro annui, aggiuntivi rispetto agli stanziamenti ordinari e senza oneri contributivi o IRAP. Le risorse non utilizzate vengono riassegnate l’anno successivo, evitando dispersioni.
Il Governo indica espressamente il FESI come priorità nella legge di bilancio 2027, riconoscendone il ruolo centrale nella futura contrattazione.
Impegni formali del Governo
Gli impegni trasmessi dal Governo non sono affermazioni generiche, ma fissano tempi, soggetti coinvolti e obiettivi di confronto. Il primo risultato è l’apertura, entro 90 giorni dalla sottoscrizione degli accordi, di un tavolo sulla previdenza collegata alla specificità delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. (clicca qui per leggere gli impegni del Governo)
Il presupposto normativo è la specificità riconosciuta dall’articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, insieme ai peculiari limiti ordinamentali di accesso alla pensione del Comparto.
Il Governo ha inoltre assunto questi impegni:
Effettuare nel luglio 2027 una verifica congiunta su retribuzioni contrattuali e retribuzioni effettive, utilizzando dati ISTAT e Ragioneria generale dello Stato.
Recepire nel primo provvedimento utile modifiche alla disciplina delle APCSM: distacchi sindacali di durata quadriennale, ampliamento del periodo massimo individuale da 15 a 16 anni, eliminazione dell’obbligo di interruzione tra mandati consecutivi e trasmissione della documentazione per i pareri con un termine non inferiore a dieci giorni.
Avviare da settembre 2026 incontri con APCSM e Dicasteri interessati per aggiornare la legge 28 aprile 2022, n. 46, affrontando anche il secondo livello di contrattazione e partecipazione sindacale
Previdenza dedicata: la riforma più attesa
Infatti, il montante maturato viene trasformato in pensione attraverso un coefficiente legato all’età per cui uscire prima dal mondo del lavoro significa applicare coefficienti più bassi, anche quando la carriera contributiva è lunga e piena.
Il documento tecnico evidenzia che, nel Comparto Difesa e Sicurezza, la stabilizzazione lavorativa può avvenire mediamente intorno ai 19 anni e la contribuzione può estendersi per circa 41 anni, a fronte di un pensionamento medio indicato intorno ai 60 anni. Ciononostante, il coefficiente applicabile all’età di uscita può produrre una penalizzazione rilevante rispetto a chi va in pensione più tardi.
A parità di contributi il personale del Comparto può ricevere un trattamento pensionistico inferiore del 24% rispetto ad altri dipendenti pubblici, per effetto del diverso coefficiente di trasformazione; per i Graduati il tasso di sostituzione potrebbe arrivare a circa il 63% dell’ultima retribuzione.
La previdenza dedicata non supera il sistema contributivo: introduce un correttivo coerente con la specificità del Comparto, riconoscendo mobilità, trasferimenti, impieghi operativi, limiti di età e condizioni non assimilabili al lavoro pubblico ordinario.
Risorse e fabbisogno
La legge di bilancio 2022, n.234 del 2021, ha istituito risorse dedicate all’adozione di provvedimenti normativi in materia; il Governo richiama espressamente l’articolo 1, commi 95 e 96, della stessa legge e gli incrementi successivamente intervenuti. Tuttavia, se utilizzate senza ulteriori integrazioni, produrrebbero un incremento medio di soli 31 euro lordi mensili pro capite. Un finanziamento adeguato consentirebbe invece di mitigare la penalizzazione un miglioramento fino al 12% dei trattamenti pensionistici.
Il fabbisogno stimato è crescente: circa 98,9 milioni di euro nel 2027, fino a circa 558,6 milioni di euro nel 2036 per l’esigenza complessiva. La previdenza dedicata richiede quindi una scelta politica progressiva, ma è l’unico strumento capace di recuperare in modo strutturale la perdita pensionistica derivante dai limiti ordinamentali di età.
Un risultato da attuare
L’ipotesi di accordo è positiva: porta benefici immediati sul fisso, sull’importo pensionabile, sullo straordinario e sul FESI, ma soprattutto formalizza un percorso di riforma previdenziale atteso da anni.
La priorità ora è trasformare l’impegno sulla previdenza dedicata in una norma concreta, finanziata e verificabile. Difendere il potere d’acquisto in servizio è essenziale; garantire una pensione coerente con decenni di contributi e specificità operative è altrettanto necessario.
AMUS è sempre più orientata alla sottoscrizione di questo accordo, nell’interesse di tutto il personale del Comparto Difesa e Sicurezza.
L’On. Paolo Zangrillo nell’intervento in Funzione Pubblica
I contenuti di questo accordo sono le rivendicazioni portate avanti negli anni da AMUS, chiedendo alla Politica di metterci la faccia. Questo è avvenuto il 9 luglio scorso durante l’intervento in Funzione Pubblica, dove il Ministro Paolo Zangrillo ha assunto un impegno formale a nome di tutti i Dicasteri coinvolti: Tesoro, Difesa, Interno, Funzione Pubblica, Giustizia. Con la sottoscrizione di questo impegno, da settembre in poi, si potranno avviare i tavoli tecnici sulla previdenza dedicata e sulla revisione della legge 46/2022.
I lavori proseguiranno indipendentemente dalla maggioranza politica di turno. Con la prossima legge di bilancio dovranno essere individuate risorse e strumenti normativi affinché le promesse diventino realtà. Se i tavoli non partiranno nei tempi concordati, AMUS scenderà in piazza insieme alle principali sigle del Comparto Difesa e Sicurezza, “perché una promessa è poca, ma due sono troppe”. Iscriviti ad AMUS, il sindacato militare di TUTTI!
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