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Previdenza dedicata, svolta storica: il tavolo è aperto! Ora dalle parole si passi ai fatti

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AMUS - Aeronautica al Convegno nazionale di Roma: previdenza dedicata subito e, su un binario parallelo, previdenza complementare per costruire il futuro

Si è aperta oggi 13 ottobre 2026 una nuova pagina per il futuro previdenziale delle donne e degli uomini in uniforme. Presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha preso ufficialmente il via il tavolo tecnico sulla previdenza del Comparto Difesa e Sicurezza. Un passaggio di straordinaria rilevanza, che segna l’avvio di un confronto interistituzionale di portata storica, finalizzato ad affrontare le profonde distorsioni di un sistema pensionistico che, da troppo tempo, penalizza il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia.

Per AMUS – Aeronautica era presente il Segretario Generale Aggiunto Mario Troccoli, che ha portato al tavolo una posizione chiara, fondata su analisi tecniche, sostenibilità finanziaria e obiettivi previdenziali concreti.

Un primo passo è stato fatto. Ora tocca alla politica

L’apertura del tavolo costituisce un primo passo tangibile degli impegni assunti dal Governo in occasione della sottoscrizione del contratto 2025-2027. AMUS aveva scelto responsabilmente di sottoscrivere quell’accordo, insieme alle altre organizzazioni firmatarie, anche per trasformare una rivendicazione storica in un preciso impegno istituzionale.

Il lavoro che AMUS ha portato avanti con determinazione sta finalmente aprendo il confronto necessario per arrivare alla compensazione contributiva della previdenza dedicata. È un passaggio decisivo, soprattutto per le nuove generazioni che oggi percepiscono questo tema come lontano.

Il primo passo è stato compiuto ma nessuno confonda l’apertura di un tavolo con la soluzione del problema. Il confronto rappresenta un punto di partenza, non un traguardo. Adesso spetta alla politica, al Governo e alle Amministrazioni competenti trasformare gli impegni in provvedimenti normativi, risorse finanziarie e tutele realmente esigibili. Perché la responsabilità politica non si misura soltanto con gli impegni assunti, ma soprattutto con la capacità di mantenerli fino in fondo.

AMUS continuerà a esercitare il proprio ruolo con determinazione, competenza e senso delle istituzioni, affinché questa occasione non si trasformi nell’ennesimo confronto privo di risultati.

Un confronto interministeriale di portata storica

L’elemento di particolare rilievo è rappresentato dalla dimensione interistituzionale del confronto. Il tavolo è stato concepito per coinvolgere le Amministrazioni del Comparto e le competenze dei Ministeri della Difesa, dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Giustizia e del Lavoro, con il coordinamento della Funzione Pubblica e il necessario coinvolgimento tecnico del sistema previdenziale, a partire dall’INPS. Un confronto unitario di questa ampiezza costituisce un passaggio senza precedenti nel percorso negoziale avviato con i contratti 2025-2027.

È proprio questa la dimensione che AMUS ha sempre ritenuto indispensabile: affrontare il problema previdenziale nella sua interezza, senza frammentare il Comparto e senza contrapporre le esigenze delle diverse categorie di personale. La specificità professionale, riconosciuta dalla legge, deve trovare finalmente una traduzione concreta anche sul piano pensionistico.

Il problema è strutturale: il sistema contributivo penalizza le carriere militari

Nel proprio intervento, Mario Troccoli ha richiamato le principali criticità del sistema contributivo, che produce conseguenze particolarmente penalizzanti per il personale soggetto a limiti ordinamentali di età. Il personale militare, infatti, è generalmente tenuto a cessare dal servizio a età inferiori rispetto a quelle previste per la generalità dei lavoratori. Ciò comporta l’applicazione di coefficienti di trasformazione meno favorevoli, con una conseguente riduzione dell’importo pensionistico.

A questa criticità si aggiunge il meccanismo di aggiornamento biennale dei coefficienti, introdotto nel quadro delle riforme previdenziali e collegato all’evoluzione dei parametri demografici, che può determinare ulteriori penalizzazioni. Le elaborazioni tecniche approfondite da AMUS evidenziano come, per determinate categorie, il tasso di sostituzione possa attestarsi intorno al 63% dell’ultima retribuzione, con differenze significative rispetto ai lavoratori che possono proseguire la propria attività fino a età più avanzate.

Non è accettabile che chi ha versato contributi per oltre quarant’anni venga penalizzato proprio perché lo Stato gli impone di lasciare il servizio. È questa la distorsione che la riforma deve correggere.

L’obiettivo di AMUS è chiaro: almeno l’80% dell’ultima retribuzione

AMUS ha indicato un obiettivo previdenziale preciso e misurabile: garantire un tasso di sostituzione pari ad ALMENO l’80% dell’ultima retribuzione di riferimento, salvaguardando il trattamento di fine servizio. Una soglia che rappresenta, nella proposta sindacale, il livello minimo di adeguatezza da perseguire e non un tetto massimo alle prestazioni. La riforma dovrà essere costruita attraverso simulazioni attuariali certificate, distinte per ruolo, grado, anzianità contributiva e regime pensionistico.

Per AMUS non è fondamentale il nome dello strumento: previdenza dedicata, compensazione contributiva o altro istituto legislativamente appropriato. Conta il risultato. Conta quanto percepiranno concretamente i nostri colleghi quando lasceranno il servizio.

La previdenza complementare potrà essere oggetto di un confronto parallelo, ma non dovrà diventare un’alternativa obbligata alla correzione del sistema pensionistico, soprattutto qualora determini il passaggio dal TFS al TFR con effetti economici penalizzanti. La salvaguardia del trattamento di fine servizio resta dunque una delle condizioni fondamentali indicate da AMUS.

Le risorse esistono, ma serve una scelta strutturale

La previdenza dedicata non parte da zero. La legge di bilancio 2022 ha già istituito un fondo destinato alla progressiva perequazione del regime previdenziale del personale del Comparto, successivamente oggetto di ulteriori stanziamenti. Le analisi finanziarie esaminate da AMUS evidenziano un fabbisogno progressivamente crescente, fino a circa 559 milioni di euro annui nel 2036, con la necessità di ulteriori finanziamenti per assicurare la piena copertura degli interventi ipotizzati. Si tratta di stime che dovranno essere approfondite, verificate e correlate agli effettivi risultati pensionistici conseguibili.

In questo quadro, il ruolo del Ministero dell’Economia e delle Finanze sarà determinante. Non basta quantificare quanto costa una riforma. Occorre stabilire quale livello di tutela si intende garantire e individuare le risorse necessarie per realizzarlo. La specificità militare non può continuare a tradursi esclusivamente in maggiori obblighi, trasferimenti, limitazioni, gravosità dell’impiego e sacrifici familiari. Deve significare anche stipendi adeguati, welfare, tutele previdenziali e prospettive economiche dignitose al termine della carriera.

Il tavolo è aperto e per AMUS deve restare aperto fino al risultato

AMUS considera l’avvio del confronto un primo passo importante, ma intende misurarne il valore attraverso le decisioni che seguiranno. Per questo ha posto al centro del proprio contributo tre priorità: disponibilità di dati previdenziali certificati, individuazione di soluzioni normative strutturali e definizione di un percorso di lavoro con tempi e obiettivi verificabili.

«Oggi un primo passo è stato fatto, e questo va riconosciuto. Ma il nostro obiettivo non era semplicemente ottenere l’apertura di un tavolo: era avviare un percorso capace di cambiare concretamente il futuro pensionistico delle donne e degli uomini in uniforme. Adesso tocca alla politica assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Servono dati, risorse e provvedimenti. Il tavolo è aperto e, per AMUS, dovrà rimanere aperto fino a quando non saremo arrivati a destinazione», è la posizione espressa dal Segretario Generale Aggiunto Mario Troccoli.

La posta in gioco va ben oltre il valore di un singolo rinnovo contrattuale. Una riforma previdenziale strutturale può incidere sul futuro economico di intere generazioni, restituendo significato concreto al principio di specificità e garantendo dignità a chi ha dedicato la propria vita al servizio dello Stato.

Oggi è stato compiuto il primo passo. Il percorso sarà complesso, ma AMUS intende affrontarlo con responsabilità e determinazione, senza arretrare sull’obiettivo di una riforma vera.

IL TAVOLO È APERTO! ORA DALLE PAROLE SI PASSI AI FATTI. QUESTO SIGNIFICA NEGOZIARE.

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