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AMUS chiede regole uniformi su FESI e indennità operative
Siamo intervenuti formalmente (leggi lettera) sul trattamento economico del personale militare impiegato all’estero nelle missioni non riconducibili alle Operazioni Fuori dai Confini Nazionali (OFCN). Una questione che può interessare militari di ogni ruolo e grado e che parte da un principio semplice: svolgere un incarico all’estero disposto dall’Amministrazione non deve tradursi automaticamente in una penalizzazione economica.
È questo il senso della nostra richiesta indirizzata ai vertici militari, un cui si chiede una ricognizione complessiva delle regole e delle modalità con cui vengono riconosciuti FESI e indennità operative al personale inviato fuori dal territorio nazionale.
Il problema nasce dalle possibili differenze di trattamento che possono verificarsi a seconda della Forza armata di appartenenza, della tipologia di missione o delle diverse interpretazioni amministrative. Alla nostra Associazione sono state infatti rappresentate situazioni non omogenee tra le Forze armate e l’Arma dei Carabinieri.
Il servizio all’estero resta servizio
Il punto di partenza è molto concreto. Un militare inviato all’estero continua a lavorare per l’Amministrazione e mantiene il proprio status, le qualificazioni conseguite, le abilitazioni e le professionalità costruite negli anni. Molto spesso, anzi, viene impiegato proprio perché quelle competenze sono necessarie per assolvere l’incarico assegnato.
Per questo AMUS ritiene che, per il personale che rientra nella platea dei beneficiari, le giornate di effettivo servizio svolte all’estero in missioni non OFCN debbano essere ordinariamente considerate ai fini della maturazione del FESI, salvo l’esistenza di una specifica incompatibilità prevista dalla normativa.
Lo stesso ragionamento riguarda le indennità operative fondamentali e supplementari.
Se un militare mantiene una qualificazione, un brevetto o una capacità specialistica e continua a mettere quella professionalità a disposizione della Difesa, occorre verificare concretamente se esista una disposizione che impedisca la corresponsione dell’indennità.
La sola destinazione all’estero non può diventare un automatismo per sospendere un trattamento economico.
FESI: AMUS porterà questi principi al tavolo
La questione non si esaurisce con la lettera inviata all’Amministrazione.
AMUS – Aeronautica sarà l’unica organizzazione sindacale dell’Aeronautica Militare a partecipare alla contrattazione di secondo livello e al confronto sul FESI almeno fino a tutto il 2030.
Utilizzeremo questa responsabilità per portare sin dal prossimo confronto sul FESI un principio preciso: il servizio effettivamente prestato all’estero deve essere valorizzato e non penalizzato per la sola circostanza di essere stato svolto fuori dai confini nazionali.
Ma c’è un’altra questione sulla quale intendiamo lavorare nello stesso contesto.
AMUS porterà al tavolo anche la necessità di tutelare, ai fini del FESI, il personale che usufruisce dei permessi previsti dalla Legge 104/1992 per assistere familiari con disabilità grave.
Parliamo di donne e uomini che, oltre agli obblighi professionali, sostengono un importante carico familiare e assistenziale. I tre giorni mensili di permesso previsti dalla Legge 104 costituiscono un istituto riconosciuto dall’ordinamento per l’assistenza alla persona con disabilità grave; la stessa AMUS ha già sostenuto, in precedenti interventi, la necessità di salvaguardare le tutele economiche connesse ai periodi considerati servizio effettivo.
L’obiettivo sarà quindi lavorare affinché anche la disciplina del FESI tenga adeguatamente conto di queste situazioni, evitando che l’esercizio di una tutela prevista dalla legge produca effetti penalizzanti sul personale interessato.
Una regola uguale per tutti
La richiesta di AMUS non è quella di creare nuovi privilegi né di sommare indiscriminatamente trattamenti economici.
È esattamente il contrario: avere regole certe, trasparenti e uniformi per tutti.
A parità di condizioni e presupposti normativi, non dovrebbe essere la Forza armata di appartenenza, la diversa filiera amministrativa o una differente interpretazione delle stesse disposizioni a produrre disparità di trattamento.
Per questo AMUS chiede:
- una ricognizione interforze sul trattamento economico del personale impiegato all’estero in missioni non OFCN;
- criteri applicativi uniformi tra le diverse Forze armate;
- la piena valorizzazione, ai fini del FESI, delle giornate di effettivo servizio svolte all’estero, quando spettante;
- il superamento degli automatismi sospensivi legati alla sola destinazione all’estero;
- la tutela delle indennità connesse a qualificazioni, brevetti e capacità operative specialistiche (vedasi ad esempio indennità di incursore, etc.), quando ne permangano i presupposti;
- la valutazione di una direttiva interforze di armonizzazione, per garantire certezza, trasparenza e uniformità di trattamento.
È una questione che riguarda il personale militare nel suo complesso: Graduati, Sergenti, Marescialli, Ufficiali e Dirigenti, ciascuno naturalmente rispetto agli istituti economici cui ha titolo e alle proprie condizioni d’impiego.
Il principio portato avanti da AMUS – Aeronautica è semplice: se l’Amministrazione impiega un militare all’estero nell’interesse della Difesa, quell’impiego non può tradursi, senza una precisa ragione normativa, in un trattamento economicamente deteriore.
La specificità militare e le professionalità costruite attraverso anni di servizio, formazione, addestramento e sacrifici non si fermano al confine nazionale.
Allo stesso modo, chi assiste un familiare con disabilità esercitando un diritto riconosciuto dalla legge non deve essere penalizzato per essersi fatto carico di una responsabilità familiare e sociale così importante.
AMUS – Aeronautica continuerà a lavorare nei tavoli in cui sarà presente affinché il FESI e, più in generale, il trattamento economico del personale rispondano sempre più a criteri di equità, uniformità e concreta tutela di tutte le donne e gli uomini dell’Aeronautica Militare.
AMUS – Aeronautica, un sindacato nato per UNIRE, fatto da colleghi ben consapevoli del proprio ruolo e al servizio di TUTTI.
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