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Indennità operativa e assegno funzionale: AMUS propone una riforma strutturale per il personale militare

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AMUS lavora alla rivalutazione dell’indennità operativa di base e alla riforma dell’assegno funzionale del personale militare contrattualizzato. La proposta prevede nuove soglie a 15, 25, 30 e 35 anni di servizio, una rivalutazione economica degli importi e un intervento da sostenere sia in legge di bilancio sia nella futura contrattazione 2028-2030

AMUS apre due nuovi dossier economici per il personale militare contrattualizzato di Esercito, Marina e Aeronautica: la rivalutazione dell’indennità di impiego operativo di base e una riforma complessiva dell’assegno funzionale dei militari.

L’obiettivo è costruire una proposta seria, sostenibile e tecnicamente già definita nei suoi elementi fondamentali: norme da modificare, platea interessata, effetti economici e previdenziali e primi ordini di grandezza degli oneri finanziari. Le elaborazioni AMUS sono state sviluppate utilizzando i dati ufficiali pubblicati dalla Difesa e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, così da trasformare una legittima esigenza del personale in una proposta concretamente valutabile dal Governo.

INDENNITÀ OPERATIVA DI BASE: AMUS PROPONE UNA RIVALUTAZIONE

La disciplina fondamentale delle indennità operative del personale militare continua a trovare il proprio riferimento nella legge 23 marzo 1983, n. 78. L’articolo 1 della legge individua la finalità delle indennità operative nel riconoscimento economico delle particolari condizioni di impiego del personale militare, connesse a rischio, disagio e responsabilità. L’articolo 2 della legge n. 78 del 1983 disciplina invece l’indennità mensile di impiego operativo di base.

Ed è proprio su questa base economica che continua a poggiare una parte significativa del sistema delle indennità operative, molte delle quali sono determinate attraverso specifiche maggiorazioni o rapporti percentuali.

Nel corso degli anni la disciplina è stata interessata da diversi interventi normativi e contrattuali, compreso il decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 94, nell’ambito del riordino dei ruoli e delle carriere. Ciò che secondo AMUS manca ancora è però una rivalutazione organica dell’indennità operativa di base, capace di restituire maggiore valore economico a un istituto centrale nel trattamento del personale militare.

QUANTO COSTEREBBE AUMENTARE L’INDENNITÀ OPERATIVA DEL 5%

AMUS ha già effettuato una prima elaborazione finanziaria. Sulla base delle consistenze del personale e dei dati economici ufficialmente pubblicati dalla Difesa e dal MEF, un incremento nell’ordine del 5% dell’indennità operativa di base determinerebbe un maggiore onere strutturale stimabile nell’ordine di circa 50 milioni di euro annui. Si tratta di una prima quantificazione tecnica, destinata naturalmente a essere ulteriormente affinata nel confronto istituzionale.

Il punto politico, tuttavia, è chiaro. Parliamo di una misura strutturale che potrebbe incidere non soltanto sull’indennità operativa di base, ma sull’intero sistema economico ad essa collegato. Per AMUS questo dossier deve quindi entrare a pieno titolo nel confronto sulla valorizzazione della specificità del personale militare.

ASSEGNO FUNZIONALE MILITARI: OGGI LE SOGLIE SONO 17, 27 E 32 ANNI

Il secondo intervento riguarda l’assegno funzionale del personale militare contrattualizzato. L’istituto trova uno dei propri principali riferimenti nell’articolo 8 del DPR 16 aprile 2009, n. 52, successivamente interessato dagli interventi di riordino delle carriere.

L’attuale sistema prevede il riconoscimento dell’assegno funzionale al raggiungimento delle soglie dei 17, 27 e 32 anni di servizio. AMUS ritiene che questo impianto possa e debba essere aggiornato e la nostra proposta non consiste semplicemente nell’aumentare gli importi ma bensì vogliamo intervenire direttamente sulla struttura dell’istituto.

LA PROPOSTA AMUS: ASSEGNO FUNZIONALE A 15, 25, 30 E 35 ANNI

La proposta sulla quale stiamo lavorando prevede di sostituire le attuali soglie con quattro nuovi passaggi: 15, 25, 30 e 35 anni di servizio. L’obiettivo è duplice. Da una parte vogliamo anticipare il riconoscimento economico dell’anzianità di servizio perché portare le prime tre soglie a 15, 25 e 30 anni significa consentire al personale di percepire l’assegno funzionale per un periodo più lungo della propria carriera.

Questo produce un vantaggio che non riguarda soltanto l’importo mensile. Una maggiore durata della percezione significa infatti una migliore valorizzazione economica complessiva della carriera e, per la componente utile ai fini pensionistici, un possibile effetto positivo anche sulla futura posizione previdenziale.

UNA NUOVA FASCIA DELL’ASSEGNO FUNZIONALE A 35 ANNI DI SERVIZIO

AMUS propone inoltre l’introduzione di una quarta fascia a 35 anni di servizio. È uno degli elementi più qualificanti della riforma. Oggi, dopo la soglia dei 32 anni, non è previsto un ulteriore passaggio dell’assegno funzionale. La nuova fascia avrebbe invece l’obiettivo di valorizzare il personale che raggiunge la piena maturità professionale e spesso l’apicalità del proprio ruolo proprio negli ultimi anni prima del congedo.

Parliamo di militari che hanno maturato oltre trentacinque anni di esperienza, professionalità e responsabilità al servizio dell’Amministrazione. Secondo AMUS questa fase della carriera merita uno specifico riconoscimento economico non soltanto per ciò che rappresenta durante il servizio, ma anche per gli effetti che una maggiore valorizzazione della parte finale della carriera può produrre sul futuro trattamento previdenziale.

RIVALUTAZIONE DELL’ASSEGNO FUNZIONALE: LA PRIMA STIMA AMUS

Alla revisione delle soglie vogliamo affiancare anche una rivalutazione degli importi dell’assegno funzionale. Le elaborazioni effettuate da AMUS sulla base dei dati ufficiali disponibili indicano, per il personale di Esercito, Marina e Aeronautica, una spesa complessiva riferibile all’istituto nell’ordine di circa 150 milioni di euro annui.

Un incremento del 5% degli importi attualmente riconosciuti avrebbe quindi un maggiore costo strutturale nell’ordine di circa 7,5 milioni di euro annui per le tre Forze armate. Questo importo rappresenta esclusivamente la stima relativa all’incremento percentuale degli assegni esistenti.

Il costo complessivo della riforma dovrà infatti comprendere anche gli effetti finanziari derivanti dall’anticipo delle soglie a 15, 25 e 30 anni e dall’introduzione della nuova fascia dei 35 anni di servizio. Ed è proprio su questa ulteriore quantificazione che proseguirà il lavoro tecnico.

FORZE ARMATE E FORZE DI POLIZIA: IL PRINCIPIO DI EQUIORDINAZIONE

AMUS è pienamente consapevole che una modifica strutturale dell’assegno funzionale e degli istituti economici del personale militare deve essere valutata anche alla luce del principio di equiordinazione tra Forze armate e Forze di polizia, tanto ad ordinamento militare quanto civile. Per questo le cifre elaborate sulle tre Forze armate rappresentano il primo livello dell’analisi.

L’intervento definitivo dovrà necessariamente essere accompagnato da una valutazione degli effetti economici sull’intero comparto Sicurezza e Difesa. È esattamente questa consapevolezza che consente di costruire proposte credibili: conoscere non soltanto il beneficio che si vuole ottenere, ma anche le conseguenze normative e finanziarie dell’intervento.

LEGGE DI BILANCIO: LA PRIMA STRADA INDICATA DA AMUS

La prima direttrice sulla quale AMUS intende lavorare è quella legislativa. La prossima legge di bilancio rappresenta una delle finestre nelle quali intendiamo sostenere tanto la rivalutazione dell’indennità operativa quanto la riforma dell’assegno funzionale. L’obiettivo è costruire disposizioni normative accompagnate dalle necessarie coperture finanziarie.

Qualora non fosse possibile completare l’intervento nella prima finestra disponibile, AMUS continuerà a sostenere le misure nelle successive leggi di bilancio e negli ulteriori provvedimenti normativi utili perché una riforma strutturale richiede determinazione, ma anche continuità.

CONTRATTO 2028-2030: L’ALTRA STRADA POSSIBILE

Esiste poi una seconda direttrice: quella della contrattazione del personale militare non dirigente. Il prossimo ciclo negoziale sarà quello relativo al triennio 2028-2030 e anche quella sede potrà rappresentare, nei limiti delle materie demandate alla contrattazione e delle risorse che saranno stanziate, un ulteriore terreno sul quale intervenire sugli istituti economici.

Per questo AMUS ritiene indispensabile iniziare il lavoro con largo anticipo. Arrivare a un negoziato con una proposta già costruita significa conoscere la norma da modificare, la platea interessata, gli importi attuali, le nuove soglie da introdurre, il costo della misura, gli effetti retributivi e previdenziali, le possibili soluzioni legislative e negoziali.

AMUS: COMPETENZA E PROPOSTE CONCRETE PER IL PERSONALE MILITARE

La direzione è quindi definita:

  • rivalutare l’indennità operativa di base;
  • riformare l’assegno funzionale passando da 17-27-32 a 15-25-30 e introdurre una nuova fascia a 35 anni di servizio;
  • rivalutare gli importi economici;
  • aumentare la durata del beneficio nel corso della carriera;
  • rafforzare, dove previsto, anche gli effetti previdenziali.

Sono proposte sulle quali AMUS ha già iniziato a lavorare utilizzando i dati ufficiali della Difesa e del MEF e sviluppando le prime quantificazioni finanziarie.

Questo è il metodo che intendiamo seguire anche nei prossimi dossier: partire dalle esigenze del personale, studiare le norme, verificare i numeri e costruire soluzioni concretamente percorribili con serietà, credibilità e competenza.

Perché per AMUS fare rappresentanza significa soprattutto arrivare preparati quando si apre la possibilità di trasformare una proposta in un risultato concreto.

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