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Elevazione culturale: una disparità da superare

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Riflessioni e proposta AMUS sull’estensione dei benefici al personale in servizio temporaneo

Negli ultimi mesi, la Direzione Generale per il Personale Militare ha riordinato la materia delle provvidenze per l’elevazione culturale del personale delle Forze armate, riunendo le disposizioni in un unico compendio. Si tratta, senza dubbio, di un intervento utile sotto il profilo della sistematizzazione normativa, ma che introduce anche una scelta restrittiva che merita un’attenta riflessione.

Nel nuovo impianto, infatti, (clicca qui per leggerlo) i benefici economici connessi al conseguimento di titoli di studio vengono riconosciuti esclusivamente al personale in servizio permanente effettivo. Una previsione che, rispetto al passato, segna un evidente passo indietro, poiché esclude il personale in servizio temporaneo, che in precedenza rientrava tra i potenziali beneficiari.

Questa impostazione non appare coerente con il quadro normativo di riferimento. Il Codice dell’Ordinamento Militare (COM) attribuisce infatti all’Amministrazione il compito di promuovere la crescita culturale e professionale dei militari, senza distinguere tra personale permanente e temporaneo. La ratio è chiara: investire sulla formazione significa rafforzare l’intero sistema.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità. Lo stesso ordinamento riconosce al personale in ferma prefissata specifici strumenti per lo studio, come le 150 ore annue destinate alla frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria. È quindi difficile comprendere la logica di un sistema che, da un lato, incentiva il percorso formativo e, dall’altro, non ne sostiene il completamento attraverso adeguate provvidenze economiche.

Si crea così una evidente discontinuità: il personale viene incoraggiato a studiare, ma non adeguatamente supportato nel momento in cui consegue risultati concreti. Una contraddizione che rischia di depotenziare l’efficacia delle politiche di valorizzazione del capitale umano.

Da qui la proposta avanzata da AMUS (clicca qui per leggerla): estendere i benefici economici per l’elevazione culturale anche al personale in servizio temporaneo. Non si tratta soltanto di una questione di equità, ma di una scelta di sistema, capace di produrre effetti positivi sia per il personale sia per l’Amministrazione.

Un militare che investe nella propria formazione è un militare più preparato, più motivato e più consapevole del proprio ruolo. Inoltre, per molti volontari, il conseguimento di titoli di studio rappresenta uno strumento fondamentale per accedere ai concorsi e transitare nei ruoli del servizio permanente. Sostenere questo percorso significa, quindi, anche favorire una selezione più qualificata e meritocratica.

In una fase storica in cui si richiede sempre maggiore professionalità, competenza e capacità di adattamento, appare difficile giustificare una scelta che esclude proprio quella fascia di personale più giovane e dinamica, spesso maggiormente impegnata nei percorsi di crescita culturale.

Per queste ragioni, riteniamo che un aggiornamento del compendio in senso inclusivo rappresenterebbe un segnale importante, non solo sotto il profilo normativo, ma anche in termini di attenzione concreta verso il personale, con un potenziale incremento generale dell’appeal nei reclutamenti.

AMUS continuerà a portare avanti questa proposta con spirito costruttivo, nella convinzione che investire nella formazione significhi investire nel futuro dello strumento militare.

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