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Proposta al Ministro della Difesa e ai vertici militari: lavoro agile nelle attività compatibili per ridurre l’esposizione negli ambienti oltre i livelli di riferimento, in attesa degli interventi strutturali di risanamento
AMUS – Aeronautica ha chiesto al Ministro della Difesa e alle principali autorità militari di valutare l’introduzione di forme di lavoro agile, smart working e co-working negli Enti e nei reparti nei quali le misurazioni abbiano accertato concentrazioni di gas radon superiori ai livelli di riferimento previsti dalla normativa vigente (clicca qui per leggere la nostra lettera e il dossier tecnico allegato).
La proposta riguarda esclusivamente le attività concretamente compatibili con lo svolgimento della prestazione a distanza e non mette in discussione le esigenze operative, addestrative, di sicurezza e di continuità del servizio proprie delle Forze armate.
L’obiettivo è semplice e concreto: evitare che il personale civile e militare continui a permanere, oltre quanto strettamente necessario, in ambienti interessati dalla presenza di un gas radioattivo pericoloso per la salute, durante il periodo necessario alla progettazione e alla realizzazione degli interventi strutturali di mitigazione.
Il radon è un rischio reale per la salute
Il radon è un gas radioattivo naturale, inodore, incolore e non percepibile dai sensi umani. Può penetrare negli edifici attraverso il terreno e accumularsi soprattutto nei locali interrati, seminterrati e situati ai piani più bassi.
L’esposizione prolungata ai suoi prodotti di decadimento costituisce un riconosciuto fattore di rischio per il tumore polmonare. Non esiste una concentrazione al di sotto della quale il rischio possa essere considerato completamente assente: il livello di 300 Bq/m³ stabilito per i luoghi di lavoro dal decreto legislativo n. 101 del 2020 rappresenta un livello di riferimento operativo, superato il quale devono essere attivate le misure previste per la riduzione della concentrazione e dell’esposizione.
La tutela non può, quindi, limitarsi alla sola presa d’atto delle misurazioni. Il datore di lavoro deve programmare gli interventi tecnici necessari e, contemporaneamente, valutare tutte le misure organizzative ragionevolmente praticabili per ridurre l’esposizione del personale.
Ridurre la permanenza significa ridurre l’esposizione professionale
La dose assorbita non dipende soltanto dalla concentrazione del radon presente in un ambiente, ma anche dal tempo durante il quale il lavoratore vi permane.
A parità di concentrazione, una riduzione stabile e documentabile del tempo trascorso nei locali interessati comporta una diminuzione dell’esposizione professionale riconducibile a quel luogo di lavoro.
Per questo AMUS propone che il lavoro agile sia valutato come una misura organizzativa temporanea e complementare. Non si tratta di una soluzione alternativa agli interventi edilizi, alla ventilazione, alla sigillatura delle vie di ingresso del gas o alle altre opere di risanamento.
Gli interventi strutturali restano prioritari e indispensabili. Lo smart working e il co-working possono però contribuire a proteggere il personale durante i tempi, spesso non brevi, necessari per progettare, finanziare, realizzare e verificare l’efficacia delle opere di mitigazione.
Non risolvono il problema alla fonte, ma consentono di limitarne gli effetti nel periodo transitorio.
Un’esperienza già maturata durante l’emergenza Covid-19
Il lavoro agile non rappresenta uno strumento sconosciuto all’Amministrazione della Difesa.
Durante l’emergenza pandemica da Covid-19, le pubbliche amministrazioni e la stessa Difesa hanno fatto ampio ricorso a modalità di lavoro a distanza per tutelare la salute del personale, limitando la presenza fisica alle attività indifferibili e non altrimenti eseguibili.
Quell’esperienza ha accelerato l’impiego degli strumenti digitali e ha dimostrato che una parte significativa delle attività amministrative e d’ufficio può essere svolta anche da remoto, continuando a garantire il funzionamento dei servizi. Lo stesso Ministero della Difesa ha riconosciuto che la fase pandemica ha messo in evidenza le potenzialità del lavoro agile quale modello innovativo di organizzazione della prestazione.
Non si chiede, dunque, di improvvisare un nuovo sistema, ma di valorizzare strumenti, competenze e infrastrutture che l’Amministrazione ha già avuto modo di sperimentare.
Serve una disposizione chiara del Ministro della Difesa
Per il personale civile della Difesa il lavoro agile è già disciplinato dalla legge n. 81 del 2017, dai contratti collettivi e dal regolamento adottato dal Ministero della Difesa. La disciplina vigente prevede che siano individuate le attività remotizzabili e che l’impiego dello strumento sia compatibile con gli obiettivi, l’organizzazione e la continuità dei servizi.
La situazione è differente per il personale militare.
La materia non può essere semplicemente ricondotta alla contrattazione collettiva prevista per il pubblico impiego civile. Per rendere effettivamente applicabile il lavoro agile ai militari occorre una chiara disposizione politico-amministrativa del titolare del Dicastero, accompagnata da indirizzi attuativi omogenei per le Forze armate.
La direttiva ministeriale dovrebbe definire i principi generali, le condizioni di accesso e le necessarie garanzie di sicurezza, lasciando ai singoli datori di lavoro e Comandanti di corpo il compito di individuare:
- le attività effettivamente remotizzabili;
- gli incarichi che non richiedono una presenza fisica continuativa;
- il numero e la distribuzione delle giornate di lavoro agile;
- le esigenze operative e organizzative prevalenti;
- le misure di protezione delle informazioni e delle reti;
- la durata temporanea del provvedimento e le modalità di verifica.
La decisione dovrebbe essere assunta caso per caso, sulla base delle concentrazioni riscontrate, delle mansioni svolte, delle esigenze istituzionali e della possibilità di assicurare la continuità e l’efficienza del servizio. È esattamente questa la richiesta avanzata da AMUS attraverso la memoria tecnico-giuridica trasmessa alle autorità competenti.
Smart working e co-working: soluzioni diverse per esigenze diverse
Accanto al lavoro svolto dalla propria abitazione, potrebbe essere valutato anche il co-working presso strutture dell’Amministrazione della Difesa o altre sedi pubbliche idonee, più vicine alla residenza del militare e non interessate dalla presenza di radon.
Questa seconda modalità potrebbe risultare particolarmente utile nei casi in cui la natura delle informazioni trattate, la sicurezza delle reti o le caratteristiche dell’incarico rendano inopportuno lavorare dalla propria abitazione, ma non impongano necessariamente la presenza nella sede ordinaria.
La disponibilità di postazioni protette e certificate consentirebbe di conciliare la riduzione dell’esposizione con le esigenze di sicurezza, riservatezza e controllo proprie dell’Amministrazione militare.
Il lavoro agile non indebolisce la specificità militare
AMUS ritiene che l’introduzione regolata del lavoro agile non contrasti con la specificità della condizione militare e non trasformi il militare in un ordinario impiegato d’ufficio.
La specificità resta intatta e primaria.
Il personale militare è chiamato a svolgere attività operative, addestrative e istituzionali in Italia e all’estero, a garantire disponibilità, mobilità, prontezza e impiego anche in condizioni particolarmente gravose. Nulla di tutto questo può essere svolto a distanza e nessuno intende sostenere il contrario.
Ma proprio questa specificità impone di evitare rigidità organizzative prive di una reale utilità per il servizio.
Quando un militare svolge prevalentemente attività amministrative, documentali, progettuali, contabili, informatiche o ministeriali, e tali attività possono essere eseguite a distanza senza compromettere sicurezza ed efficienza, non vi è ragione di escludere a priori una diversa organizzazione della prestazione.
Il militare non è meno militare perché, in alcune giornate e per determinate funzioni, lavora attraverso una rete protetta da una sede differente. La specificità si tutela valorizzando il servizio reso e la disponibilità assicurata, non imponendo la presenza fisica quando questa non produce alcun concreto vantaggio operativo.
Una misura utile anche per le famiglie militari
Il lavoro agile rappresenta da tempo uno dei principali obiettivi programmatici di AMUS.
Una sua introduzione regolata potrebbe migliorare concretamente la vita di migliaia di famiglie, in particolare del personale impiegato negli Enti centrali, negli Stati maggiori, nei comandi e negli uffici amministrativi.
La carriera militare comporta frequenti trasferimenti, cambi di sede e periodi di separazione familiare. Ogni spostamento coinvolge non soltanto il militare, ma anche il coniuge, i figli, il lavoro degli altri componenti del nucleo familiare, la scuola, l’assistenza ai familiari fragili e l’organizzazione complessiva della vita domestica.
Nelle grandi aree metropolitane, inoltre, il personale deve affrontare lunghi tempi di percorrenza, traffico, costi di carburante e trasporto e un mercato immobiliare sempre più oneroso rispetto agli stipendi medi.
Il lavoro agile e il co-working, ove compatibili, potrebbero:
- ridurre gli spostamenti e l’esposizione al rischio di incidenti in itinere;
- contenere alcuni costi sostenuti quotidianamente dal personale;
- favorire la conciliazione tra servizio e responsabilità familiari;
- ridurre consumi ed esigenze logistiche dell’Amministrazione;
- contribuire a un’organizzazione del lavoro più moderna, digitale e orientata ai risultati;
- migliorare la qualità della vita senza compromettere il servizio.
Si tratta di obiettivi coerenti con gli orientamenti europei sulla flessibilità organizzativa, sulla digitalizzazione e sull’equilibrio tra vita professionale e familiare, ferma restando la necessità di disciplinare anche il diritto alla disconnessione e i rischi connessi all’eccessiva reperibilità.
Va aggiornato anche il sostegno economico alla mobilità
Il lavoro agile non può certamente risolvere tutte le criticità economiche e familiari legate alla mobilità militare.
AMUS ha più volte evidenziato anche la necessità di rivalutare gli strumenti previsti dalla legge n. 86 del 2001 per il personale trasferito d’autorità.
La normativa è stata adottata oltre venticinque anni fa e prevede trattamenti limitati nel tempo: l’indennità ordinaria è riconosciuta in misura piena per i primi dodici mesi e ridotta per i successivi dodici, mentre l’eventuale rimborso del canone di locazione non può superare i trentasei mesi.
Queste previsioni non riescono più a rappresentare adeguatamente i costi abitativi e le difficoltà affrontate dal personale trasferito, soprattutto nelle principali città italiane.
Occorre intervenire anche su questo fronte. Nel frattempo, però, è necessario cominciare dalle misure immediatamente praticabili e dai casi in cui la permanenza fisica nei locali espone il personale a un rischio evitabile.
AMUS: nessuna polemica, siamo pronti a fare la nostra parte
Le questioni da affrontare e le condizioni da migliorare sono ancora molte.
Sul rischio radon, tuttavia, è possibile intervenire subito attraverso una gestione integrata che affianchi agli indispensabili interventi strutturali misure organizzative temporanee, proporzionate e verificabili.
AMUS non chiede un’applicazione indiscriminata dello smart working, né automatismi incompatibili con la funzione militare. Chiede che il lavoro agile e il co-working non siano esclusi a priori e che possano essere valutati nei casi in cui risultino concretamente utili alla tutela della salute e pienamente compatibili con il servizio.
La proposta prevede misurazioni certificate, aggiornamento della valutazione dei rischi, programmazione degli interventi di mitigazione, individuazione delle mansioni remotizzabili, coinvolgimento delle figure della prevenzione e motivazione delle decisioni assunte.
Esporre inutilmente il personale a un rischio radioattivo evitabile non rafforza l’efficienza dell’Amministrazione e non valorizza la specificità militare.
AMUS è pronta a fornire al decisore politico e ai vertici militari il proprio contributo tecnico, giuridico e organizzativo, senza polemiche e con spirito costruttivo.
La tutela della salute, l’efficienza del servizio e il sostegno alle famiglie militari possono e devono procedere nella stessa direzione.
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