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Quando la competenza tecnica fa la differenza
L’analisi corretta di AMUS vs “illusioni localizzate”
La recente sentenza del Tribunale di Napoli sulla Retribuzione Individuale di Anzianità (R.I.A.) ha scatenato un’ondata di entusiasmo tra diverse Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) che, così sembra, stanno organizzando ricorsi collettivi nella convinzione di aver trovato una nuova strada per ottenere benefici economici per i propri iscritti. Tuttavia, come AMUS aveva già chiaramente spiegato ai propri associati, questa strada è non solo improduttiva, ma completamente inutile per il personale militare.
La chiarezza della circolare PREVIMIL
La Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva (PREVIMIL) aveva già fornito tutti gli elementi necessari per comprendere la questione con la propria circolare n. 19162 del 26.02.2024 sugli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 4/2024. Il documento chiarisce inequivocabilmente che “la recente sentenza n. 4/2024 della Corte Costituzionale non ha effetti sulla R.I.A. del personale appartenente al comparto Difesa e Sicurezza, ma trova applicazione limitatamente al personale del Comparto Ministeri/Funzioni Centrali”.
La ragione è tecnica e incontrovertibile: l’art. 51, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, aveva causato una sperequazione retributiva esclusivamente per i dipendenti pubblici appartenenti al Comparto Ministeri, non per il personale militare.
Il quadro normativo che alcune APCSM ignorano
Come AMUS aveva correttamente spiegato, per il personale militare la R.I.A. trova applicazione dal 1° gennaio 1987 in base all’art. 1, comma 3 del d.l. n. 379/1987, convertito con modificazioni dalla l. n. 478/1987. Quanto alle maggiorazioni, la giurisprudenza amministrativa aveva già definito i confini applicativi ben prima della sentenza napoletana.
Il Consiglio di Stato con sentenza n. 6646/2024 aveva stabilito che “il periodo di servizio utile per la maturazione dell’anzianità necessaria al conseguimento della maggiorazione della retribuzione individuale di anzianità (RIA) deve essere computato fino al 31 dicembre 1993”. Tuttavia, la successiva sentenza n. 7385/2024 dello stesso Consiglio di Stato ha precisato che il termine ultimo è in realtà il 31 dicembre 1992, “per effetto del blocco degli automatismi stipendiali stabilito dal successivo comma 3 dello stesso articolo 7”.
I possibili interessati: una platea residuale
L’analisi tecnica di AMUS aveva correttamente identificato che i possibili interessati sono esclusivamente i Sottufficiali che fossero già in servizio il 1° gennaio 1987 e che abbiano maturato le maggiorazioni entro il 31 dicembre 1992, in quanto è praticamente impossibile che ci siano Ufficiali in questa situazione: chi era in servizio nel 1987 avrebbe ragionevolmente dovuto conseguire almeno il grado di Maggiore nel corso della carriera.
Il Tribunale di Napoli: un semplice recepimento
Il Tribunale di Napoli ha semplicemente recepito quanto la giurisprudenza amministrativa aveva già chiarito. Non si tratta di una svolta giurisprudenziale, ma della conferma di principi già consolidati che, tuttavia, non si applicano al personale militare per le ragioni tecniche sopra esposte.
Conclusioni: la responsabilità verso gli associati
La vicenda evidenzia una differenza fondamentale di approccio: mentre AMUS privilegia l’accuratezza tecnica e la responsabilità verso i propri associati, fornendo analisi giuridiche precise anche quando queste non alimentano false speranze, altre APCSM sembrano preferire l’effetto mediatico (per fortuna non tutte) di iniziative destinate al fallimento.
Organizzare ricorsi senza fondamento giuridico non solo rappresenta uno spreco di risorse per gli associati, ma rischia di danneggiare la credibilità dell’intera categoria. La competenza tecnica e l’onestà intellettuale dovrebbero essere i pilastri su cui si fonda l’azione sindacale, non la ricerca di consenso attraverso promesse irrealizzabili.
AMUS continuerà a fornire ai propri associati analisi giuridiche rigorose e consulenza basata su solide fondamenta normative, anche quando questo significa dire la verità invece che alimentare illusioni. Perché la vera tutela degli interessi dei militari passa attraverso la competenza, non attraverso l’improvvisazione.
Continuate a seguirci e a darci forza e ispirazione!

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