Comunicato Riforma Sanità Mil

Comunicato Stampa numero 04-2026

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Sanità Militare: sindacati del comparto difesa e sicurezza, riforma che ignora le nostre proposte

Le Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari del comparto Difesa e Sicurezza prendono atto del parere favorevole con osservazioni espresso dalle Commissioni Difesa e Affari sociali della Camera sullo schema di decreto legislativo relativo alla revisione della struttura organizzativa della sanità militare.

Questa riforma nasce purtroppo senza il contributo di chi opera quotidianamente sul campo e senza che le professionalità coinvolte siano state realmente ascoltate nel processo di elaborazione. Tale impostazione rischia di tradursi in un impianto normativo già esposto a diversi profili di criticità e potenzialmente attaccabile sotto più aspetti, con il concreto pericolo di generare contenziosi. Destano inoltre preoccupazione l’assenza di indicazioni chiare sulle modalità con cui verrà garantita la continuità e l’efficacia del servizio sanitario in coordinamento con gli enti interforze, soprattutto in un contesto storico caratterizzato da mutamenti negli equilibri e negli interessi geopolitici.

Pur apprezzando il timido sforzo di recepire alcune delle criticità emerse nel corso delle audizioni parlamentari, dobbiamo purtroppo constatare che le principali richieste avanzate dalle rappresentanze del personale sanitario militare sono state sostanzialmente disattese.

In tutte le sedi istituzionali abbiamo espresso una posizione chiara e coerente: la creazione di un corpo unico della sanità militare, senza varianza di bilancio e senza incremento delle dotazioni organiche, così come prevista dallo schema di decreto, rappresenta una scelta profondamente sbagliata, destinata a produrre effetti negativi sull’operatività delle Forze armate e sull’intero sistema sanitario militare.

La previsione che la direzione della sanità militare possa essere affidata anche a un dirigente civile, proveniente dal settore pubblico o privato, costituisce un ulteriore elemento di forte preoccupazione. Una simile impostazione rischia infatti di snaturare il carattere militare della funzione sanitaria di aderenza, che è parte integrante delle capacità operative delle Forze armate.

Ulteriore elemento che l’attuale riforma ignora del tutto è quello legato alle figure degli OLS che non vengono valorizzate concretamente per l’auspicato passaggio ad OSS e non vengono superate le criticità relative agli attuali limiti di età e farraginose procedure limitative per il transito alle successive categorie e Ruoli.

Permangono forti criticità rispetto alla valorizzazione dei titoli posseduti indipendentemente dal grado rivestito.

Abbiamo inoltre evidenziato con forza come l’istituzione di un corpo unico interforze, se non attentamente calibrata sulle specificità operative di ciascuna Forza armata, rischi di produrre l’effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati dal provvedimento.

Nelle osservazioni non si è tenuto conto delle aspettative del personale sanitario (non medico) per il riconoscimento dell’autonomia (ai fini della responsabilità legata alla Legge Gelli) come stabilito dalla legge 43/2006 e 251/2000 disciplinate nel C.C. art. 2229 e dall’articolo 212 del codice ordinamento Militare che aspirava in questa riforma ad una Equa ordinazione con il SSN.

Il rischio concreto è quello di favorire un progressivo esodo del personale sanitario militare verso il sistema sanitario civile, con conseguente indebolimento delle capacità sanitarie militari e perdita di professionalità altamente specializzate formate all’interno della Difesa.

Va inoltre ricordato che la legge delega n. 119 del 2022 prevedeva una revisione della sanità militare in chiave interforze, non la creazione di una struttura che di fatto supera e svuota le specificità ordinative delle singole Forze armate, eccedendo quindi lo spirito e i limiti della delega stessa.

Il parere parlamentare rinvia ora molte questioni ai futuri decreti attuativi. Tuttavia è evidente che tali strumenti non potranno modificare l’impianto generale della riforma, che rimane fortemente critico e distante dalle esigenze operative espresse dal personale.

Per queste ragioni le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari continueranno a opporsi con determinazione, in tutte le sedi istituzionali e giuridiche consentite, affinché emerga l’irragionevolezza di un provvedimento che rischia di compromettere l’equilibrio e l’efficienza della sanità militare.

Auspichiamo ancora un ravvedimento operoso da parte del decisore politico e dell’Amministrazione, pur consapevoli che, allo stato attuale, tale prospettiva appare difficilmente realizzabile.

Da parte nostra resta confermata la volontà di un confronto serio, costruttivo e responsabile, nell’interesse del personale militare e della Nazione.

Purtroppo, nel corso dell’iter di questo provvedimento, il confronto con le rappresentanze del personale è apparso più come una passerella formale che come una reale volontà di costruzione condivisa delle soluzioni.

Per questo continueremo a fare ciò che il personale militare ci chiede: difendere le specificità, le professionalità e l’efficienza dello strumento militare sanitario italiano.

 

I SEGRETARI GENERALI DELLE SIGLE IN INTESTAZIONE

 

Sindacato Militare “AMUS – Aeronautica”
Via Appia Nuova, 281 – int. 1
00183 – Roma (RM)

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