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Previdenza dedicata, il Governo mantenga gli impegni: non servono nuove promesse, servono scelte politiche

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Le dichiarazioni rilasciate da Mario Troccoli, Segretario Generale Aggiunto e Responsabile della Comunicazione AMUS, nell'ambito dell'articolo pubblicato da HuffPost riportano al centro dell'attenzione una questione che non può più essere rinviata

La previdenza dedicata non è un privilegio né una concessione. È una necessità per migliaia di donne e uomini del Comparto Difesa e Sicurezza che rischiano, al termine della propria carriera, una pesante penalizzazione economica. Dopo anni di attese e impegni assunti, AMUS chiede che la Legge di Bilancio 2027 finanzi finalmente una misura attesa da una generazione di militari.

In un’intervista rilasciata al blog HuffPost (clicca qui per leggerla) il Segretario Generale Aggiunto e Responsabile della Comunicazione AMUS, Mario Troccoli, ha ribadito chiaramente la posizione di AMUS: «Rischiamo di andare in pensione con il 40% dello stipendio in meno ed è anche per questo nessuno si vuole più arruolare. Non possiamo più aspettare. Il Governo ci ha promesso la previdenza dedicata, che non è un privilegio. Mantenga la parola e dimostri di essere davvero vicino alle divise».

La previdenza dedicata è una necessità, non un privilegio

Da tempo AMUS sostiene una posizione chiara: la previdenza dedicata rappresenta l’unico strumento in grado di correggere le distorsioni generate dal sistema pensionistico per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza.

Per troppo tempo si è cercato di descrivere questa misura come un beneficio speciale destinato a una specifica categoria. La realtà è ben diversa. Stiamo parlando di uomini e donne che dedicano l’intera vita professionale al servizio dello Stato, affrontando limitazioni, sacrifici personali, trasferimenti continui, impieghi operativi e responsabilità che incidono profondamente sul percorso lavorativo e familiare.

Non è accettabile che, dopo quarant’anni di servizio, il personale continui a subire una penalizzazione previdenziale che rischia di tradursi in una drastica riduzione del trattamento pensionistico.

Il problema oggi non è economico, ma politico

I segnali che arrivano in vista della prossima Legge di Bilancio destano forte preoccupazione. AMUS ha ragionevoli motivi per ritenere che anche quest’anno il Ministero dell’Economia e delle Finanze possa non destinare le risorse necessarie per l’avvio della previdenza dedicata, nonostante gli impegni assunti dal Governo e le rassicurazioni fornite nel corso degli ultimi mesi.

Tuttavia, il punto centrale non appare più esclusivamente finanziario. Ormai è noto che, anche in relazione alle esigenze della Difesa, sono stati autorizzati margini di flessibilità che rendono difficile sostenere che il problema sia esclusivamente quello della copertura economica. La questione sembra piuttosto riguardare la volontà politica di considerare la previdenza dedicata una priorità e di tradurre in atti concreti gli impegni assunti nei confronti del personale.

Per questo motivo AMUS ritiene che il dibattito debba uscire definitivamente dalla logica delle promesse e concentrarsi sulle decisioni.

Il rischio della narrativa sulla previdenza complementare

Parallelamente, cresce la preoccupazione per il tentativo di spostare l’attenzione sulla previdenza complementare come possibile soluzione alternativa. AMUS ritiene questa impostazione profondamente sbagliata.

La previdenza complementare può rappresentare uno strumento aggiuntivo e volontario, ma non risolve il problema della penalizzazione previdenziale che interessa il personale in servizio. Anzi, richiede ulteriori sacrifici economici da parte dei lavoratori e non è in grado di produrre effetti concreti nel breve periodo.

La previdenza dedicata, al contrario, è l’unica misura capace di dare una risposta immediata a chi oggi indossa l’uniforme e a chi ha appena iniziato il proprio percorso professionale. Continuare a proporre la previdenza complementare come alternativa significa rinviare ancora una volta la soluzione del problema, scaricando sulle future generazioni di militari il peso di una questione che dovrebbe essere affrontata oggi.

Una scelta di responsabilità che oggi esige coerenza

Nel corso del rinnovo contrattuale 2025-2027, AMUS ha scelto di firmare l’accordo assumendosi una responsabilità precisa nei confronti del personale rappresentato e dell’intero Comparto Difesa e Sicurezza. Non è stata una scelta di convenienza, ma una scelta di responsabilità istituzionale, maturata sulla base degli impegni politici assunti dal Governo e delle rassicurazioni ricevute rispetto all’avvio del percorso che dovrà condurre alla previdenza dedicata.

Nelle settimane immediatamente successive alla sottoscrizione del contratto, AMUS e le altre organizzazioni firmatarie sono state oggetto di forti attacchi e polemiche. Una reazione spesso alimentata da letture semplicistiche, da dinamiche demagogiche e da quel populismo che, purtroppo, non caratterizza soltanto il dibattito politico nazionale ma talvolta trova spazio anche nel confronto sindacale.

AMUS non ha mai rincorso il consenso facile. Abbiamo scelto la responsabilità e la serietà, consapevoli che alcune decisioni vanno assunte nell’interesse del personale anche quando risultano impopolari nel breve periodo.

Abbiamo assorbito quel contraccolpo senza arretrare di un passo, grazie alla credibilità costruita negli anni, alla solidità delle nostre proposte e alla capacità di distinguerci attraverso competenza, studio dei dossier e forza delle idee. Oggi proprio quella credibilità ci consente di chiedere con fermezza che gli impegni assunti vengano rispettati.

Non è più una questione di risorse, ma di volontà politica

Se il quadro europeo consente oggi di intervenire sia sul versante degli investimenti sia sul versante del personale, allora la questione non può più essere rappresentata come un problema tecnico o contabile. La questione è diventata eminentemente politica. A rafforzare questa convinzione vi sono anche ulteriori elementi che emergono dal confronto istituzionale in corso. L’Unione Europea ha infatti autorizzato margini di flessibilità straordinari per il comparto Difesa, non soltanto con riferimento agli investimenti e alle capacità operative, ma anche per le politiche riguardanti il personale. In questo contesto, sostenere che non esistano le condizioni finanziarie per avviare la previdenza dedicata appare sempre meno credibile.

Le risorse necessarie sono note da tempo. Le proiezioni economiche sono state quantificate e distribuite progressivamente fino al 2036 e non si tratta di cifre incompatibili con le finanze pubbliche, bensì di un investimento sostenibile e graduale. Per questo motivo riteniamo che la questione non sia più tecnica né finanziaria, ma esclusivamente politica: occorre decidere se dare seguito agli impegni assunti oppure continuare a rinviarli.

Il Governo chiarisca le proprie intenzioni

È per questo che AMUS ritiene necessario un chiarimento politico netto. Da mesi registriamo il tentativo di spostare il confronto dalla previdenza dedicata alla previdenza complementare. Una prospettiva che continuiamo a considerare sbagliata, perché non risolve le criticità che interessano il personale in servizio oggi e rischia di rinviare ulteriormente le soluzioni a un futuro troppo lontano.

La previdenza dedicata produce effetti concreti per il personale attuale e per i giovani che stanno entrando oggi nelle Forze Armate. La previdenza complementare può essere semmai uno strumento aggiuntivo, ma non può diventare il pretesto per accantonare una riforma attesa da anni. Per questo motivo AMUS ritiene che la risposta debba arrivare soprattutto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Comparto ha il diritto di sapere se gli impegni assunti saranno rispettati.

Alle preoccupazioni sulla previdenza dedicata si aggiungono ulteriori segnali che destano forte allarme. Come evidenziato anche da Mario Troccoli nell’intervista rilasciata a HuffPost, allo stato attuale parrebbe non essere previsto alcun intervento sulla detassazione dei recenti rinnovi contrattuali del personale militare, così come non sembrerebbero emergere misure riguardanti la detassazione delle tredicesime. Sarebbe una scelta difficile da comprendere, soprattutto considerando che per il personale civile tali strumenti stanno diventando una prassi sempre più consolidata.

AMUS ha sempre privilegiato il dialogo istituzionale e continuerà a farlo. Tuttavia, il dialogo deve essere reciproco e fondato sulla correttezza, sulla trasparenza e sul rispetto della parola data. La collaborazione non può essere richiesta soltanto alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori.

Per questo motivo rivolgiamo un appello diretto al Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Oggi la percezione diffusa all’interno del Comparto è che il principale punto di blocco risieda proprio nelle scelte del MEF. Attendiamo una risposta chiara, formale e definitiva su previdenza dedicata, detassazione dei rinnovi contrattuali e valorizzazione economica del personale.

Se queste preoccupazioni dovessero essere confermate nei contenuti della prossima Legge di Bilancio, il rischio di una profonda frattura nei rapporti istituzionali diventerebbe concreto. In tale scenario, AMUS è pronta a valutare, insieme alla maggioranza delle organizzazioni presenti al tavolo, anche la mancata partecipazione ai prossimi incontri presso la Funzione Pubblica. Non per spirito di contrapposizione, ma perché la fiducia si costruisce e si mantiene attraverso il rispetto degli impegni assunti.

Il rischio di una rottura del confronto

L’apertura del tavolo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica rappresenta certamente un passaggio importante, ma non può trasformarsi in un semplice esercizio formale. Senza risorse, tempi certi e decisioni concrete, il rischio di una crescente disaffezione verso il confronto istituzionale è reale.

Il mondo sindacale del Comparto Difesa e Sicurezza attende risposte da troppo tempo e non può continuare a confrontarsi esclusivamente su ipotesi e rinvii.

AMUS: basta parole, è il momento dei fatti

AMUS continuerà a sostenere con determinazione la battaglia per il riconoscimento della previdenza dedicata, utilizzando ogni legittimo strumento sindacale e istituzionale.

La Legge di Bilancio 2027 dovrà rappresentare il momento della verità. Perché la previdenza dedicata non è un privilegio: è una necessità. Ed è soprattutto una questione di rispetto verso chi ha scelto di servire lo Stato in uniforme.

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