TAVOLO TECNICO INCONTRO PRELIMINARE

Legge 46, previdenza e relazioni sindacali: AMUS-Aeronautica al tavolo della Difesa

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Il sindacalismo militare deve diventare pienamente concreto, responsabile e utile al personale. Rafforzare chi rappresenta le donne e gli uomini in uniforme significa rafforzare la Difesa

Si è svolto oggi, presso la Sala Caduti della Pace di via Marsala a Roma, un nuovo confronto tra l’Amministrazione della Difesa e le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM). Al tavolo dell’Amministrazione erano presenti, tra gli altri, il Vice Capo di Gabinetto del Ministero della Difesa, Gen. D. De Marchis, rappresentanti dell’Ufficio Relazioni Sindacali, dell’Ufficio del Sottosegretario alla Difesa e dello Stato Maggiore della Difesa. Per AMUS-Aeronautica hanno partecipato il Segretario Generale Tommaso Brasile e il Segretario Generale Aggiunto Mario Troccoli, Responsabile della Comunicazione.

Al centro dell’incontro la revisione della legge 28 aprile 2022, n. 46, con particolare riferimento alle agibilità e alle prerogative sindacali, tema che AMUS considera strategico per consentire alla rappresentanza militare di compiere definitivamente il proprio percorso di maturazione. Nel confronto è stato affrontato anche il tema, altrettanto centrale, della previdenza dedicata.

Un confronto utile, ora serve accelerare

AMUS valuta positivamente il confronto odierno e ha registrato una concreta disponibilità dell’Amministrazione ad approfondire le criticità emerse nei primi anni di applicazione della legge 46/2022.

Il punto, tuttavia, non è soltanto correggere singole disposizioni. Occorre compiere un vero cambio di paradigma. Il sindacalismo militare deve essere messo nelle condizioni di funzionare realmente, nel pieno rispetto dello status militare, delle esigenze operative e delle peculiarità delle Forze armate.

Non chiediamo di trasformare il modello militare in qualcosa che non gli appartiene. Siamo militari, serviamo lo Stato in uniforme e portiamo le stellette: questo rappresenta la nostra identità e il punto di partenza di ogni nostra proposta. Proprio per questo riteniamo possibile costruire un modello sindacale militare moderno, responsabile ed efficace.

Il dirigente sindacale non può essere penalizzato perché rappresenta il personale

Uno dei temi posti con maggiore chiarezza da AMUS riguarda la figura del dirigente sindacale. Assumere un incarico di rappresentanza non può trasformarsi in un elemento di penalizzazione professionale.

Occorre rendere concretamente sostenibile e attrattivo l’impegno sindacale, evitando che chi decide di dedicare una parte importante della propria vita professionale alla tutela dei colleghi possa subirne conseguenze sproporzionate in termini di carriera, avanzamento, trattamento previdenziale o assicurativo.

Siamo perfettamente consapevoli che lo status militare comporti limiti e incompatibilità specifiche e nessuno intende metterle in discussione quando siano realmente necessarie al funzionamento dello strumento militare. Ma una limitazione deve rispondere a una necessità concreta e non può diventare una penalizzazione generalizzata dell’attività sindacale.

Guardare all’esperienza della Polizia di Stato, costruendo un modello militare

Esistono esperienze dalle quali è possibile imparare. La Polizia di Stato dispone di oltre quarant’anni di esperienza nelle relazioni sindacali. Il mondo militare è arrivato successivamente a questo passaggio e proprio per questo non può permettersi di impiegare altri quarant’anni per raggiungere una piena maturità.

Dobbiamo bruciare i tempi. Non significa replicare automaticamente il modello della Polizia di Stato. Significa studiare ciò che ha funzionato, adattarlo alla specificità militare e, dove possibile, costruire un sistema ancora più moderno ed efficace.

I problemi locali devono poter essere risolti localmente

Per AMUS è fondamentale rafforzare anche le relazioni sindacali sul territorio. Un dirigente sindacale democraticamente eletto a livello di base deve poter avere una interlocuzione reale, strutturata e riconosciuta con il proprio Comandante sulle questioni di competenza locale.

È un principio semplice: un problema locale deve poter trovare, quando possibile, una soluzione locale. Portare sistematicamente ogni criticità ai livelli regionali o nazionali rallenta il sistema, appesantisce le relazioni e sottrae responsabilità proprio a quei livelli nei quali molte questioni potrebbero essere affrontate tempestivamente.

Una buona relazione sindacale territoriale non indebolisce la catena di comando. Al contrario, può contribuire a intercettare prima i problemi e a trovare soluzioni nell’interesse sia del personale sia dell’Amministrazione.

Sindacati forti, rappresentativi e responsabili

AMUS è disponibile a discutere senza pregiudizi anche delle regole della rappresentatività. Siamo disponibili a ragionare su soglie adeguate, sulla necessità che le organizzazioni nazionali rappresentino realmente e coerentemente i diversi ruoli e gradi della Forza armata e persino sulla definizione di contingenti numerici chiari per il personale impegnato negli incarichi sindacali.

Per noi più diritti devono significare anche più responsabilità. Occorre evitare abusi e frammentazioni e, soprattutto, superare qualsiasi impostazione basata sulla contrapposizione tra categorie e ruoli. La cosiddetta “lotta di classe” all’interno delle Forze armate non serve al personale e non serve alla Difesa.

Previdenza dedicata: adesso dalle parole bisogna passare ai fatti

Accanto alla revisione della legge 46 resta aperta la grande partita previdenziale. AMUS continuerà a chiedere l’avvio concreto della previdenza dedicata, indispensabile per costruire un sistema che tenga realmente conto della specificità della condizione militare e degli effetti che carriere e limiti ordinamentali producono sul trattamento pensionistico.

Parallelamente dovrà essere costruito un percorso serio anche sulla previdenza complementare, distinguendo correttamente i due strumenti e affrontandoli con una strategia organica. Su questi dossier ci attendiamo adesso il passaggio successivo presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, dal quale attendiamo la convocazione prevista nell’ambito degli impegni assunti.

Analogamente, resta sul tavolo l’avvio della nuova stagione negoziale relativa alla dirigenza militare per il triennio 2024-2026, altra partita fondamentale per l’Aeronautica Militare. AMUS sarà presente anche lì con la responsabilità derivante dalla propria rappresentatività.

La firma del contratto 2025-2027 è stata una scelta di responsabilità

Quanto sta accadendo in queste settimane conferma la linea che AMUS ha seguito durante la trattativa per il rinnovo contrattuale 2025-2027. Abbiamo scelto di firmare assumendoci una responsabilità precisa: ottenere quanto economicamente disponibile nell’immediato e, contemporaneamente, aprire le grandi partite strutturali che riguardano il futuro del personale militare.

Oggi quei tavoli stanno iniziando a muoversi. Ora chiediamo che gli impegni assunti trovino progressivamente attuazione: rafforzamento strutturale del FESI, previdenza dedicata, costruzione della previdenza complementare, revisione della legge 46/2022 e rafforzamento delle agibilità e delle relazioni sindacali.

Non ci interessa rivendicare risultati prima che siano ottenuti. Ci interessa essere presenti nei luoghi nei quali quei risultati possono essere costruiti. La stagione che si apre sarà impegnativa, perché le partite sul tavolo sono numerose e riguardano direttamente il futuro professionale, economico, previdenziale e sindacale del personale. AMUS continuerà ad affrontarle con lo stesso metodo: competenza, responsabilità, concretezza e capacità di interlocuzione istituzionale.

Perché il sindacato militare non deve essere contro l’Amministrazione. Deve essere capace di rappresentare con forza il personale, confrontarsi con l’Amministrazione e contribuire a migliorare il sistema.

Perché tutelare il personale significa rafforzare la Difesa.

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