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Contrattualizzati e dirigenti seguono meccanismi diversi, ma nel medio-lungo periodo le dinamiche retributive risultano sostanzialmente allineate. L’adeguamento ISTAT non è un privilegio e non sostituisce la contrattazione. AMUS continuerà a lavorare per aumentare stipendi, welfare e previdenza di tutto il personale, senza contrapporre ruoli e categorie
Da settimane assistiamo a una rappresentazione semplicistica e infondata secondo la quale, nella Difesa, esisterebbero da una parte i militari contrattualizzati costretti ad accontentarsi delle “briciole” e dall’altra una dirigenza che, grazie a un presunto automatismo ISTAT, vedrebbe crescere indisturbata e continuamente le proprie retribuzioni. I numeri raccontano un’altra storia.
AMUS preferisce i dati alle suggestioni, i riferimenti normativi alle contrapposizioni e la verifica dei fatti alla demagogia. Per questo abbiamo ricostruito, anno dopo anno, l’andamento dei rinnovi contrattuali del personale non dirigente e quello degli adeguamenti applicati alla dirigenza militare. La tabella 2014-2027 e il grafico comparativo che accompagnano questo articolo consentono di vedere immediatamente ciò che spesso viene omesso nel dibattito: nel lungo periodo le due dinamiche sono sostanzialmente allineate e, prendendo come riferimento il 2015, la crescita riconducibile ai rinnovi del personale contrattualizzato risulta addirittura superiore a quella finora maturata attraverso l’adeguamento della dirigenza.
L’ADEGUAMENTO ISTAT NON È L’INFLAZIONE RICONOSCIUTA AUTOMATICAMENTE AI DIRIGENTI
Partiamo da un equivoco fondamentale. Il meccanismo previsto dall’articolo 24 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 non riconosce ogni anno alla dirigenza militare il tasso d’inflazione registrato dall’ISTAT.
La percentuale viene determinata sulla base degli incrementi medi delle retribuzioni contrattuali conseguiti nell’anno precedente dai dipendenti pubblici contrattualizzati. È quindi la stessa dinamica della contrattazione pubblica ad alimentare, con uno sfasamento temporale, l’adeguamento del personale non contrattualizzato. Il DPCM 13 luglio 2026, ad esempio, ha determinato per il 2026 un adeguamento del 2,48%, richiamando espressamente questo meccanismo. Dal 1° gennaio 2018 esso è stato esteso anche a Maggiori e Tenenti Colonnelli e gradi corrispondenti (a seguito del riordino dei ruoli).
E la storia recente è eloquente: nel 2014 e 2015 il meccanismo era sospeso, mentre nel 2016 e nel 2017 la variazione utile risultò pari a zero, in virtù del fatto che anche la contrattazione subì un arresto. Altro che crescita automatica e continua.
La nostra elaborazione mostra che, assumendo 2015 = 100, il personale contrattualizzato arriva indicativamente a 118,36 nel 2026 e, grazie al rinnovo 2025-2027 appena sottoscritto, a circa 120,98 nel 2027. La dirigenza arriva invece a circa 115,18 nel 2026; il dato 2027, correttamente, non può ancora essere indicato perché dovrà essere determinato dal futuro DPCM.
Non stiamo quindi sostenendo che una categoria “stia bene” e l’altra “stia male”. Stiamo dicendo qualcosa di molto più serio: non esiste nei numeri quella voragine retributiva prodotta dall’adeguamento ISTAT che qualcuno tenta di raccontare.
LA DIRIGENZA MILITARE NON “NAVIGA NELL’ORO”
Anche la dirigenza delle Forze armate ha subito blocchi, ritardi e anni di stagnazione. E oggi esiste un ulteriore dato che troppo spesso viene ignorato: l’area negoziale della dirigenza militare è stata finalmente resa operativa e i primi due trienni, 2018-2020 e 2021-2023, sono stati sottoscritti soltanto nel 2025. Il successivo triennio 2024-2026 deve ancora essere negoziato.
E soprattutto l’area negoziale non serve a rinegoziare lo stipendio fondamentale. L’articolo 46 del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95 delimita infatti la negoziazione della dirigenza agli istituti normativi del rapporto di lavoro e al trattamento accessorio, secondo le materie espressamente previste. La parte fissa e continuativa resta invece collegata al meccanismo dell’articolo 24 della legge n. 448/1998.
Ed è proprio qui che si comprende perché noi consideriamo la contrattazione uno strumento irrinunciabile, per tutti!
CONTRATTARE SIGNIFICA POTER CAMBIARE MOLTO PIÙ DI UNA PERCENTUALE
Non esiste un sistema perfetto. Anche la contrattazione ha limiti evidenti: dipende dalle risorse stanziate dalla politica, dai tempi dei rinnovi e dalla capacità delle parti di costruire soluzioni concrete.
Ma possiede una caratteristica che nessun automatismo può offrire: consente di negoziare. Non soltanto lo stipendio. Si può intervenire sul trattamento accessorio, sullo straordinario, sulla produttività, sul FESI, sulle licenze, sulle condizioni di impiego, sulle missioni, sul welfare e sugli istituti normativi che incidono concretamente sulla vita lavorativa delle persone.
Lo stesso legislatore sta progressivamente costruendo uno spazio negoziale anche per la dirigenza. L’articolo 46 del d.lgs. 95/2017 prevede infatti che una quota delle risorse altrimenti destinate agli adeguamenti automatici sia destinata al finanziamento dell’area negoziale, secondo i limiti e i meccanismi stabiliti dalla legge. È il segno di una scelta precisa: rafforzare progressivamente la negoziazione rispetto alla sola logica dell’automatismo.
Questo non significa che l’adeguamento ex art. 24 scompaia oggi: resta operativo sulla parte fissa e continuativa. Significa però che, nel tempo, il peso relativo dell’automatismo è destinato a ridursi fino ad anemizzarsi, laddove il legislatore trasferisce risorse verso l’area negoziale, che consente di intervenire su istituti che un semplice adeguamento percentuale non potrebbe mai modificare.
UNIRE IL PERSONALE, NON COSTRUIRE NEMICI DENTRO LA FORZA ARMATA
Volontari, Graduati, Sergenti, Marescialli, Ufficiali e Dirigenti appartengono alla stessa Forza armata. Hanno funzioni, responsabilità e sistemi retributivi differenti, che devono essere rispettati e confrontati correttamente.
La dirigenza militare non è il nemico del personale contrattualizzato. E il personale contrattualizzato non deve essere utilizzato come terreno fertile per costruire artificialmente conflitti tra categorie.
Se le risorse non sono sufficienti, bisogna chiederne di più per tutti.
Più soldi per i rinnovi contrattuali. Più risorse per il trattamento accessorio. Più finanziamenti per FESI e contrattazione di secondo livello. Più welfare. E soprattutto una soluzione strutturale sul fronte previdenziale.
CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO: SOLO AMUS CI SARÀ
AMUS ha sottoscritto il recente accordo 2025-2027. Questa scelta non significa affermare che le risorse disponibili siano sufficienti: significa avere consolidato risorse strutturali e pensionabili e, soprattutto, mantenere pieno accesso agli strumenti negoziali successivi.
Per l’Aeronautica Militare, alla luce della disciplina vigente e della rappresentatività, solo AMUS parteciperà alla contrattazione di secondo livello e al confronto sul FESI almeno fino a tutto il 2030. È uno spazio che vogliamo utilizzare per chiedere più risorse e una distribuzione sempre più aderente alle peculiarità dell’Aeronautica e alle esigenze reali del personale.
LA PROSSIMA SFIDA SI CHIAMA PREVIDENZA DEDICATA
La firma del contratto non chiude il percorso. Tra gli impegni assunti dal Governo c’è l’avvio del tavolo sulla previdenza dedicata, tema decisivo per chi è sottoposto a limiti ordinamentali di età e, in particolare, per le generazioni più giovani soggette integralmente al sistema contributivo.
Su questo AMUS continuerà a chiedere risorse vere. Perché la previdenza dedicata può rappresentare uno degli strumenti più importanti per correggere nel tempo gli effetti di carriere più brevi, limiti ordinamentali e minori tassi di sostituzione pensionistica.
AMUS: UN SINDACATO PER TUTTA L’AERONAUTICA
AMUS rappresenta a livello nazionale il personale dell’Aeronautica in tutti i ruoli: Volontari, Graduati, Sottufficiali e Ufficiali. Ed è esattamente questa la nostra idea di sindacato: difendere le specificità senza trasformarle in divisioni e proprio perchè siamo gli UNICI ad avere perfettamente rappresentate (con percentuali ben superiori a quelle previste per la rilevanza nazionale) ogni categoria e ruolo di Forza armata, faremo di questo l’elemento su cui far ruotare la nostra intera azione sindacale; a Guadagno di TUTTI e della Forza armata azzurra nel suo complesso.
Noi non lavoreremo mai per mettere un ruolo contro l’altro. Continueremo invece a chiedere con forza al Governo più risorse per i contratti, più risorse per il secondo livello e il FESI, più welfare e un finanziamento concreto della previdenza dedicata.
Perché fare sindacato significa costruire. Significa conoscere le norme, sedersi ai tavoli, negoziare e ottenere risultati. E quando le risorse non bastano, significa continuare a chiederne di più con serietà, credibilità e fermezza.
LA DIFESA È UNA SOLA. E CRESCE DAVVERO SOLTANTO SE CRESCE TUTTO IL SUO PERSONALE. ISCRIVITI AD AMUS-AERONAUTICA, il Sindacato che preferisce i numeri agli slogan e la contrattazione alle divisioni.
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