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Rinnovo contrattuale triennio 2025/2027

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Perché conta spiegare bene tutti i pro e i contro e fugare i dubbi da narrative fumose e chiaramente insostenibili

Negli ultimi mesi il dibattito sul rinnovo contrattuale 2025/2027 del comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico si è progressivamente acceso. È un confronto legittimo e necessario, perché riguarda il trattamento economico di centinaia di migliaia di donne e uomini in uniforme. Proprio per questo riteniamo indispensabile riportare la discussione su un piano di serietà e concretezza, evitando di alimentare aspettative che rischiano di trasformarsi in inevitabili delusioni.

I sindacati hanno certamente il dovere di chiedere di più, di insistere fino all’ultimo momento utile e di perseguire ogni possibile miglioramento delle condizioni economiche del personale. Hanno però anche il dovere di confrontarsi con la realtà delle risorse disponibili e con il quadro normativo esistente. Fare sindacato significa rappresentare gli interessi del personale, non inseguire il consenso attraverso promesse prive di reale sostenibilità finanziaria.

Le simulazioni tecniche oggi disponibili evidenziano che il rinnovo contrattuale porterebbe, a regime, a incrementi medi lordi mensili nell’ordine di circa 180 euro per il comparto Difesa e Sicurezza, attraverso una combinazione di aumento del parametro stipendiale, incremento delle componenti pensionabili e rivalutazione di alcune voci accessorie. Non stiamo parlando di cifre rivoluzionarie, ma di aumenti reali, finanziati e coerenti con le risorse effettivamente stanziate.

Questi dati vanno letti anche alla luce dell’andamento inflattivo previsto per il triennio 2025/2027. Le più recenti previsioni economiche collocano infatti l’inflazione su valori medi compresi tra l’1,5% e il 2% annuo. In questo scenario il rinnovo contrattuale consentirebbe comunque un recupero significativo della capacità reddituale del personale, pur senza esaurire tutte le esigenze di valorizzazione economica che continuiamo a rivendicare.

Le organizzazioni sindacali delle Forze di Polizia a ordinamento civile svolgono attività sindacale da oltre cinquant’anni e vantano un’esperienza negoziale consolidata. Eppure, pur continuando a richiedere ulteriori miglioramenti, risultano ormai da tempo orientate verso la sottoscrizione dell’accordo. Non perché ritengano il contratto perfetto, ma perché conoscono la differenza tra ciò che può essere ottenuto nell’ambito della contrattazione e ciò che deve essere perseguito attraverso successivi interventi legislativi e politici.

Sul piano tecnico esiste poi una valutazione che non può essere ignorata. Se il contratto dovesse essere definito entro la fine del 2026, il personale inizierebbe a beneficiare dei nuovi valori economici già dal 1° gennaio 2027, consolidando immediatamente gli aumenti stipendiali e gli incrementi delle componenti pensionabili. Inoltre verrebbero liquidati gli arretrati medi maturati nel biennio 2025-2026, stimati in circa 2.358 euro medi lordi dipendente per il comparto Difesa.

LEGGI LA NOSTRA TABELLA RIASSUNTIVA IN BASSO: (clicca sull’immagine per ingrandirla) 

Un eventuale rinvio oltre il 2026 aprirebbe invece scenari molto più incerti. Non soltanto si rinvierebbe l’effettiva percezione degli incrementi economici, ma si entrerebbe nella successiva stagione di programmazione finanziaria dello Stato. Le risorse oggi stanziate dovrebbero convivere con nuove priority politiche ed economiche, senza alcuna garanzia che il quadro rimanga immutato. Pensare che il trascorrere del tempo produca automaticamente ulteriori risorse non trova riscontro nella storia della contrattazione pubblica.

Per un militare che potrebbe beneficiare a regime di circa 100-120 euro netti mensili, ogni anno di ritardo equivale a rinunciare a oltre 1.300-1.500 euro netti di maggiori entrate, oltre agli effetti positivi sulle componenti pensionabili e sugli istituti collegati alla retribuzione fondamentale.

Tutto questo non significa che il percorso rivendicativo debba fermarsi. Come AMUS continuiamo a ritenere che la questione centrale per il personale militare resti quella della previdenza dedicata. Accanto a questa restano aperti i dossier relativi al FESI, alla valorizzazione delle professionalità, alle misure fiscali dedicate, agli istituti di carriera e agli ulteriori interventi normativi necessari per rafforzare la specificità del comparto.

La partita è ancora aperta e continueremo a lavorare per ottenere ogni possibile miglioramento. Ma è altrettanto vero che oggi la leadership sindacale si misura anche sulla capacità di distinguere gli obiettivi raggiungibili dalle promesse irrealizzabili. I risultati più importanti per il personale si ottengono con credibilità, competenza e presenza costante nei luoghi in cui vengono assunte le decisioni.

Essere seri significa dire la verità, anche quando è più complessa di uno slogan. Ed è esattamente ciò che continueremo a fare, perché fare sindacato è una cosa seria. ISCRIVITI ad AMUS, il sindacato militare di TUTTI!

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