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AMUS chiede chiarimenti in merito all’applicazione dell’art. 1876 del COM inerente il trattamento economico del personale richiamato in servizio dal congedo
AMUS – Aeronautica, con una lettera inviata alla Direzione Generale per il Personale Militare (clicca qui per leggerla), ha chiesto formalmente chiarimenti in merito alla disciplina dei richiami in servizio “senza assegni” del personale militare collocato in ausiliaria o in congedo.
L’istituto del richiamo in servizio del personale militare trova la propria disciplina principale negli articoli 986 e seguenti del COM (D.Lgs. n. 66/2010). In particolare, l’art. 986 stabilisce che il militare in congedo può essere richiamato in servizio a domanda, “con o senza assegni, in qualsiasi circostanza e per qualunque durata”.
A tale previsione si affianca la norma di salvaguardia prevista dall’art. 1876 del COM, rubricata “Norma di salvaguardia per il personale trattenuto in servizio ovvero richiamato dal congedo o dall’ausiliaria”. Essa stabilisce che al personale trattenuto in servizio o richiamato con assegni spetti il trattamento economico di attività qualora risulti più favorevole rispetto al trattamento di quiescenza o all’indennità di ausiliaria percepita.
La ratio della disposizione è chiara: il militare richiamato in servizio non deve subire alcun pregiudizio economico rispetto alla condizione di quiescenza o di ausiliaria di cui godeva prima del richiamo.
Nel contesto dell’Aeronautica Militare, il richiamo “senza assegni” è divenuto negli ultimi anni uno strumento utilizzato per fronteggiare le crescenti carenze di organico. Tuttavia tale istituto non può tradursi in un aggravio economico per il personale richiamato, che torna comunque a svolgere servizio attivo con tutti gli obblighi e le responsabilità connessi allo status di militare in servizio, percependo la sola pensione o indennità di ausiliaria integrate dai compensi accessori.
Una interpretazione meramente letterale dell’art. 1876 potrebbe indurre a ritenere che la norma si applichi esclusivamente al personale richiamato “con assegni”. Tuttavia una simile lettura formale appare difficilmente sostenibile sul piano sostanziale.
Il personale richiamato è infatti spesso impiegato in posizioni operative e organizzative rilevanti, svolgendo attività ordinarie e continuative nei reparti. Qualificare tali richiami come “senza assegni” al fine di evitare la verifica comparativa del trattamento economico rischia di privilegiare la forma rispetto alla sostanza.
La giurisprudenza amministrativa si è già espressa sul punto affermando che ai sottufficiali richiamati dal congedo spetta lo stipendio, mentre la pensione può essere mantenuta solo qualora risulti più favorevole, demandando all’Amministrazione la verifica comparativa tra i due trattamenti (TAR Lazio, Sez. II, sentenze nn. 4053/2014 e 3115/2015).
Alla luce di tali orientamenti, la qualificazione formale del richiamo non può giustificare l’omissione della verifica comparativa prevista dalla norma di salvaguardia.
Occorre inoltre considerare la natura del richiamo nell’attuale contesto organizzativo: quando l’interesse prevalente è quello dell’Amministrazione a colmare carenze di organico o a mantenere specifiche professionalità, il militare richiamato non può essere gravato da condizioni economiche peggiorative derivanti da una scelta sostanzialmente imposta.
In virtù di ciò , AMUS – Aeronautica ha chiesto alla Direzione Generale per il Personale Militare di emanare direttive uniformi affinché, in tutti i casi di richiamo in servizio di personale in ausiliaria, venga effettuata la verifica comparativa prevista dall’art. 1876 del COM, garantendo al militare richiamato il trattamento economico più favorevole, indipendentemente dalla qualificazione formale del richiamo come “con assegni” o “senza assegni”.
La questione è essenzialmente di natura tecnico‑giuridica ma riguarda un principio fondamentale: chi è chiamato a servire nuovamente lo Stato non deve subire condizioni economiche peggiorative.
Un trattamento economico peggiorativo, infatti, rischierebbe di erodere ulteriormente la fiducia del personale nelle Istituzioni e di rendere sempre meno attrattivo il ritorno in servizio.
Per questo motivo auspichiamo, nell’interesse di tutti, una risposta chiara da parte dell’Amministrazione e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa a tutela dei nostri rappresentati.
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